Gli affitti brevi crescono rapidamente in Sicilia. Quali rischi per gli host?

I dati regionali mostrano un forte aumento degli alloggi destinati ai soggiorni brevi. Questo trend di crescita, che ha cambiato il volto di molte città in Italia, potrebbe favorire l’introduzione di restrizioni nell’ambito della proposta europea dell’Affordable Housing Act?

La Sicilia offre un caso concreto per approfondire la questione. L’aumento degli alloggi turistici, da solo, non dimostra un impatto sulla disponibilità di case per i residenti. Occorre capire dove si concentrano, come cambiano prezzi e offerta residenziale e quanto le locazioni brevi contribuiscano alle difficoltà di chi cerca un’abitazione.

Partiamo dai dati per capire cosa raccontano del territorio siciliano e quali domande restano aperte.

Nel 2024 gli affitti brevi censiti sono aumentati del 38,9%.

Secondo l’Osservatorio turistico regionale, le locazioni turistiche o affitti brevi rilevati sono passati da 32.574 nel 2023 a 45.251 nel 2024: 12.677 esercizi in più, pari al 38,9%. I posti letto sono saliti da 157.594 a 207.999 (+32%).

Nel 2024 il comparto ha registrato 1.336.676 arrivi e 5.372.445 presenze, rispettivamente il 29,7% e il 36,4% in più sul 2023. Una presenza è un pernottamento: la permanenza media è stata di circa quattro notti.

La crescita delle strutture diffusa dall’Osservatorio turistico regionale presenta numeri diversi tra le province:

ProvinciaAffitti brevi 2023Affitti brevi 2024Variazione
Palermo7.90411.294+42,9%
Catania4.8786.942+42,3%
Messina4.2526.012+41,4%
Siracusa4.7716.445+35,1%
Trapani6.1228.061+31,7%

Si tratta di dati provinciali, non dei soli capoluoghi. L’Osservatorio precisa inoltre che la rilevazione degli affitti brevi è iniziata nel 2023 e che, nel rapporto, i dati di questo comparto hanno carattere informativo perché non ancora validati da ISTAT.

Da notare che la variazione descrive gli esercizi rilevati: da sola non dice quante abitazioni siano state sottratte all’affitto residenziale.

La crescita della presenze nel 2025

Secondo i dati presentati dalla Regione alla BIT nel febbraio 2026, nei primi sei mesi del 2025 le presenze negli affitti brevi sono passate da 1.771.362 a 2.210.579 rispetto allo stesso semestre del 2024: +24,8%.

Nello stesso periodo, le presenze turistiche complessive sono state circa 8 milioni (−0,4%).

Per l’intero 2025, i dati presentati dalla Regione alla BIT indicano, inoltre, +2,8% di arrivi e +0,24% di presenze complessive sul 2024 e un +24,8% di affitti brevi nel solo primo semestre: non è il risultato annuale del comparto.

Un’Isola, pressioni turistiche diverse

La Sicilia non presenta una pressione turistica uniforme su tutta la regione.

Per osservare le differenze tra territori possiamo usare, con la dovuta cautela, l’Indice complessivo di sovraffollamento turistico 2025 di Demoskopika. L’indice sperimentale combina cinque misure, tra cui la densità dei turisti, i posti letto rispetto alla superficie, le presenze rispetto ai residenti e l’utilizzo dei posti letto. Si basa prevalentemente su dati provinciali del 2024.

Secondo tale indice, tra le province siciliane, Messina registra 100,3 (35ª in Italia) e Palermo 100,2 (36ª). Seguono, tra le altre, Trapani con 98,7, Catania con 97,3, Agrigento con 96,9 e Siracusa con 96,6.

La pressione turistica, dunque, non si presenta allo stesso modo in tutta l’Isola. Inoltre, una media provinciale può comprendere località molto frequentate e comuni con flussi modesti.

Ricordiamo, però, che 100 non è una soglia legale oltre la quale scattano limitazioni: l’ indice di Demoskopika aiuta semplicemente a ragionare sulla gestione del turismo, ma non basta per indicare se la Sicilia abbia raggiunto un livello di overtourism che supera i limiti di stress abitativo indicati dall’Affordable Housing Act.

In ogni caso, quando gli affitti brevi aumentano rapidamente la questione non è solo legata al numero di turisti ospitati, ma occorre documentare la presenza di effetti diretti sulla disponibilità e sul costo delle abitazioni in un specifica area.

Cosa manca per parlare di stress abitativo

Come spiegato nell’articolo precedente, la proposta UE non introduce oggi restrizioni automatiche per gli host. La crescita degli alloggi turistici o una graduatoria sull’overtourism non dimostrano, da sole, l’effetto delle locazioni brevi sul mercato abitativo di una specifica area.

Per indagarlo servirebbero dati locali confrontabili nel tempo: prezzi delle abitazioni e redditi, canoni residenziali, case sfitte, domanda di affitti per chi vive e lavora nella zona, numero e concentrazione degli interi alloggi destinati stabilmente ai soggiorni brevi. Bisognerebbe distinguere i quartieri dei capoluoghi dalle località costiere e dai comuni interni, valutando anche le altre cause della scarsità di case.

Questa lettura offre una direzione pratica anche agli host: conoscere il proprio territorio, rispettare la vita dei residenti e costruire collaborazioni con attività locali, favorendo visite anche oltre le mete più frequentate è il tipo di rete territoriale su cui lavora Ospitandem capace di distribuire meglio le opportunità create dal turismo.

La domanda sulla presenza o meno di stress abitativo in Sicilia resta comunque aperta: in quali zone siciliane l’offerta di affitti brevi cresce più rapidamente, e quali effetti documentabili produce sulla disponibilità e sul costo delle abitazioni? I dati regionali mostrano al momento solo la velocità della crescita. Per rispondere alla seconda parte servono analisi locali più dettagliate.


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